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Riserva naturale Monte Conca

Testi e immagini ©CAI Sicilia

Direttore Vincenzo Biancone:

Tel.Mob. 3358089759

Sede Casa Cantoniera Amorelli Milena(CL).

Coordinamento Riserve Via Roma,443 90139 Palermo 0916118805

Questa meravigliosa realtà di Madre Natura si trova nella Sicilia centrale, in provincia di Caltanissetta. Ricade esattamente nel territorio del comune di Campofranco con un’estensione di 2,45 Kmq.

E’ stata istituita per tutelare alcune grotte e singolari fenomeni carsici superficiali molto interessanti dal punto di vista scientifico e naturalistico.

E’ caratterizzata dalla presenza del rilievo gessoso omonimo, esteso per circa 1 Kmq. a quota 437 mt. sulla sinistra del fiume Gallo d’Oro. Questo corso d’acqua attraversa da est a ovest la stessa riserva. A nord troviamo i rilievi di Cozzo Don Michele, Rocche di Don Michele e Rocche di Tullio.

Dalle prime esplorazioni all’istituzione della Riserva

La zona inizia ad essere esplorata dagli speleologi a metà degli anni ’70, quando alcuni appassionati del CAI di Palermo esplorarono l’inghiottitoio di Monte Conca, una cavità assorbente in cui si convogliano le acque superficiali di un vasto territorio. La grotta era conosciuta solo parzialmente, a esclusione di quelle parti con grandi salti verticali, con pozzi che raggiungevano complessivamente la profondità di oltre 100 metri.

Per la prima volta si poteva osservare una grotta in roccia gessosa con caratteristiche molto simili a quelle dei calcari. Infatti, se da un lato notevoli erano i depositi di argilla e sedimenti trasportati dal torrente sotterraneo, sotto un altro aspetto erano del tutto inusuali e di grande effetto scenico i pozzi-cascata, con alla base piccoli laghetti, scavati dal continuo lavorio delle acque e dei detriti trasportati. I ricercatori allargarono a questo punto le esplorazioni alle zone circostanti, scoprendo la risorgenza connessa con l’inghiottitoio: la Grotta di Carlazzo, collocata alla base nord di Monte Conca, dal lato opposto al punto di scomparsa delle acque superficiali.

Altre ricerche permisero di scoprire interessanti grotte nell’area. Ciò diede nuovo impulso alla ricerca speleologica nelle aree gessose della Sicilia, con la scoperta di diverse decine di grotte anche di notevole sviluppo e valenza naturalistica. Nel 1985 il territorio di Monte Conca venne segnalato all’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente quale emergenza naturalistica meritevole di protezione e pertanto da inserire nel Piano Regionale dei Parchi e delle Riserve Naturali.

Roccia, acqua, grotte: così la natura traccia la sua storia

Il gesso è un particolare tipo di roccia sedimentaria formatasi per evaporazione di bacini marini e conseguente cristallizzazione del solfato di calcio contenuto nelle acque di mare. Queste rocce sono diffuse in molte parti del mondo, e la loro datazione in Sicilia è di circa sei milioni di anni. Anche i gessi sono soggetti a fenomeni carsici, ma con una solubilità maggiore rispetto al calcare, permettendo lo svilupparsi del fenomeno in modo estremamente rapido.

L’ inghiottitoio di Monte Conca

Si apre sul versante sud, nella parte terminale di una valle cieca delimitata a monte dai rilievi della Rocca Amorella e dal Monte Maniscalco. Localmente la cavità è conosciuta come Zubbio, che dà il nome anche alla contrada, nome tipico in Sicilia delle depressioni carsiche.

La prima parte della grotta è costituita da una galleria orizzontale con andamento regolare verso nord. Le pareti sono levigate e prive di concrezionamento. Dopo circa 100 mt. la cavità si sviluppa in senso verticale con la presenza di 4 pozzi cascata, profondi rispettivamente 9, 12, 31, 26 metri, intervallati da brevi collegamenti orizzontali. Alla base di questi pozzi sono presenti ampie marmitte scavate dal violento impatto dell’acqua che spesso trascina notevoli quantità di materiale detritico. In corrispondenza dei pozzi si hanno imponenti colonne e colate di calcite a forma di cascate. Alla base dell’ultimo pozzo si trova una galleria meandriforme lunga circa 400 mt. con un’altezza variabile da 1 a 10 mt. Sulle pareti è possibile osservare la stratificazione centimetrica della roccia, costituita integralmente da cristalli di gesso. Man mano che si prosegue, a causa dei cospicui depositi di fango e detriti e dell’abbassamento graduale del soffitto, la galleria diventa impraticabile, permettendo solo il deflusso delle acque che ritornano alla luce nella risorgenza (Grotta di Carlazzo).

Si trova alla base del versante settentrionale, in corrispondenza di un’ansa del fiume Gallo d’Oro. Localmente è conosciuta come Grotta di Carlazzo. E’ una cavità a regime perenne e si sviluppa su 2 livelli sovrapposti: attivo quello inferiore, fossile il superiore.
A circa 20 mt. dall’ingresso, in corrispondenza di un laghetto in cui tornano a giorno le acque sotterranee, si apre sul soffitto un pozzo ascendente di origine antropica, scavato rimaneggiando una pre-esistente cavità naturale verticale. Questo pozzo era utilizzato per estrarre le acque della risorgenza mediante la collocazione di una “senia” a trazione animale. Per poter accumulare più acqua possibile, ne veniva ostruito l’ingresso naturale. Tali acque erano uniche e particolarmente ricche di contenuti salini. Venivano utilizzate in agricoltura.

Le altre grotte all’interno della Riserva

Grotta del Mortaio: si sviluppa per circa 50 mt. con andamento orizzontale lungo una frattura tettonica. E’ ingombra di grandi massi e quasi per intero ricoperta da concrezioni e cristallizzazioni di gesso di svariate forme.
Grotta anonima posta 20 mt. al di sopra della Risorgenza: un’altra cavità di modesto sviluppo e con un cunicolo di sezione ridotta ostruito da detriti. Una forte corrente d’aria proveniente dall’interno lascia ipotizzare la presenza di ulteriori ambienti.
Anche il settore ubicato a nord del fiume Gallo d’Oro presenta delle cavità, sulle Rocche di Tullio e sulle Rocche di Don Michele. Queste cavità sono particolarmente importanti per ricostruire il circuito idrogeologico della sorgente di Fontana di Rose. In molte grotte sono presenti tracce di frequentazione umana consistenti in cocci di vasellame e nicchie scavate nella roccia. Si possono notare anche rudimentali gradini ed appigli realizzati per agevolare gli spostamenti all’interno delle cavità. In particolare nella Grotta del Mortaio vi è una suddivisione di ambienti per destinarla a ovile e a frequentazione umana.

Vegetazione e Fauna

Nel territorio della Riserva Naturale di Monte Conca vi sono coltivazioni di cereali, arboree, mandorleti, oliveti, vigneti e frutteti. Vaste aree alle pendici dei rilievi sono purtroppo in totale stato di abbandono a causa della scarsa redditività del prodotto e di un generale abbandono delle campagne. Notevolmente interessanti sono le aree umide legate alla presenza di sorgenti, dove si trova qualche esemplare di Pioppo Nero, Tamerice e Salice. Nelle depressioni con ristagno di acqua si riscontrano popolamenti di Cannuccia di Palude, mentre nei valloni con una certa umidità si impianta “Arundo pliniana Turra” che colonizza aree ad elevata pendenza svolgendo la funzione di rallentare l’erosione del suolo.

Conigli, lepri, volpi, rapaci diurni e notturni, altri uccelli: grazie ad un’intensa attività di sorveglianza anti-bracconaggio si è riusciti a ripopolare un’area che nel passato è stata particolarmente battuta dalle attività di caccia. La fauna selvatica si è potuta finalmente riappropriare di un territorio per troppo tempo divenuto inospitale e pericoloso. Oggi questo habitat favorisce la riproduzione del falco pellegrino, della poiana, del gheppio, del gracchio corallino e del corvo imperiale. Sono tornati a trovare rifugio il gatto selvatico e l’istrice. Nelle aree umide della sorgente Fontana di Rose e del fiume Gallo d’Oro è possibile rinvenire l’airone cenerino, la gallinella d’acqua, il codone, il cavaliere d’Italia, l’arvicola terrestre, il rospo, la rana verde, la testuggine d’acqua e innumerevoli piccoli uccelli, quali il saltimpalo e la cannaiola che utilizzano la vegetazione fluviale per trovare riparo e cibo. Durante le ore notturne, transitando nei pressi di anfratti e grotte, non è difficile imbattersi nella civetta, nell’assiolo o nel barbagianni.

Itinerari e scoperte sopra e dentro la montagna

La Riserva può costituire un polo d’attrazione di turismo qualificato, attento alle problematiche di salvaguardia dell’ambiente e desideroso di osservare, con l’ausilio di esperti, fenomeni normalmente estranei agli usuali circuiti turistici. Vi si organizzano visite alle cavità carsiche, alcune percorribili solo da speleologi esperti, altre anche da scolaresche. Oltre alla visita dele grotte, innumerevoli sono le possibilità di conoscenza dell’area protetta tramite la rete di sentieri tracciati che permettono un’ottima osservazione ambientale , oltre alla scoperta di testimonianze archeologiche ed etno-antropologiche. Vi è anche occasione di osservare e identificare l’avifauna nel suo ambiente naturale (birdwatching).

Ricerca scientifica e programmi di sviluppo 

Principale scopo istitutivo della Riserva è la programmazione e attuazione di una intensa attività scientifica finalizzata a migliorare la conoscenza del patrimonio naturalistico soggetto a tutela.

Obiettivi

1) Accurata indagine speleologica per individuare tutte le cavità carsiche e antropiche dell’area, curandone la documentazione topografica e fotografica.
2) Studi geo-morfologici e idro-geologici per comprendere l’evoluzione del fenomeno carsico sotterraneo e superficiale.
3) Monitoraggio dei parametri meteo-ambientali sia all’interno delle cavità che in superficie.
4) Indagini botaniche, faunistiche e speleo-biologiche per conoscere le biocenosi caratteristiche dell’area.

La Riserva Naturale Integrale Monte Conca oltre ad essere un’area di eccezionale importanza per la presenza di ecosistemi estremamente delicati, è un’occasione unica di conoscenza e di cultura in cui è possibile dimostrare che uomini, piante, animali e storia possono convivere in sintonia salvaguardando una porzione di ambiente da fare conoscere ai nostri figli.

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