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Riserva naturale Grotta Conza
Testi e immagini
©CAI Sicilia
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La riserva è collocata
in territorio comunale di Palermo, nell'omonima
contrada posta alle pendici della dorsale formata da
Monte Gallo, Pizzo Manolfo e Monte Raffo Rosso, in
prossimità della borgata di Tommaso Natale, al
confine nord della Conca d'Oro.
Bibliografia:
Riserva Naturale Integrale Grotta Conza - Club
Alpino Italiano SICILIA |

Ogni grotta rappresenta un
ambiente naturale unico per il modo in cui, di volta in
volta, si instaura e si sviluppa il fenomeno carsico, cioè
quell'insieme di fenomeni chimico-fisici di erosione che
l'acqua esercita su alcuni tipi di rocce, dando luogo a
caratteristiche forme del paesaggio superficiale e del
sottosuolo. La Grotta Conza è stata riconosciuta di
notevole importanza ed istituita Riserva Naturale Integrale.
L'istituzione della Riserva
Sulle pendici della dorsale che circonda il Golfo di
Sferracavallo fino alla borgata di Tommaso Natale ed in
particolare nella fascia costiera attorno al Vallone della
Cala, erano visibili nel passato diverse grotte, antri e
ripari sotto roccia di notevole importanza geo-morfologica e
contenenti testimonianze di una lunga frequentazione umana
dal paleolitico superiore in poi.

Nei
primi del '900 tutta l'area, in cui è compresa la Grotta
Conza, è stata oggetto di interesse da parte
di studiosi e appassionati di
diverse discipline, che vi hanno effettuato
esplorazioni, ricerche geologiche,
archeologiche e paleontologiche. Dal dopoguerra in poi
queste grotte sono state visitate anche da ricercatori di
bio-speleologia, quella particolare disciplina che studia la
fauna presente nel mondo sotterraneo. Negli anni '60 la
splendida zona del Vallone della Cala è stata profondamente
alterata da una serie di realizzazioni, coma la costruzione
delle polveriere della Marina Militare e le gallerie
dell'autostrada, mentre a causa del "sacco" di Palermo, la
Grotta Impisu e la Grotta Conza hanno rischiato di essere
compromesse dalle cave per l'estrazione di materiali da
costruzione. A seguito di indagini scientifiche, fu
segnalata nel 1985 all'Assessorato Regionale Territorio e
Ambiente quale emergenza naturalistica meritevole di
protezione, da inserire nel Piano Regionale dei Parchi e
delle Riserve Naturali. Nel '95 viene formalmente istituita
la Riserva e affidata in gestione al C.A.I. Sicilia.
La
grotta e l'ambiente circostante
La Grotta Conza racchiude al suo interno un ecosistema
interessantissimo, che mantiene però strette interrelazioni
con l'ambiente epigeo, con il quale comunica attraverso
l'ampio antro d'ingresso. Oltre che per gli aspetti
speleologici, la Riserva è caratterizzata da altri elementi
di attrattiva per il visitatore: le bellezze paesaggistiche,
la flora e la fauna, gli aspetti geologici, la presenza
dell'uomo nel tempo.
Il
paesaggio
L'ambiente che circonda la Grotta Conza è quello
caratteristico ed aspro dei monti di Palermo, modificato
dalla secolare opera dell'uomo, dove le rocce calcaree
assumono una colorazione variegata dal grigio al rosa al
ruggine. Fa da sfondo a tutto questo l'azzurro del mare e
del cielo. Percorrendo i sentieri della Riserva, lo sguardo
spazia dalla Conca d'Oro, Monte Gallo e Monte Pellegrino,
fino ai golfi di Sferracavallo e Mondello.
La
flora
Quest'area è caratterizzata dalla foresta mediterranea
sempreverde con dominanza di carrubo, olivastro, palma nana
e altre specie arbustive.
Le antiche cronache ci riportano
che in epoca remota tutte le montagne circostanti erano
ricoperte da lussureggianti boschi nei quali era possibile
incontrare cervi e cinghiali. Oggi sono caratterizzate dalla
presenza della gariga e della prateria steppica. La specie
più rappresentative è "l'Ampelodesmos tenax" (in siciliano "ddisa"),
sviluppatasi in seguito al passato sfruttamento
agro-silvo-pastorale, con il progressivo taglio dei
boschi
ed il massiccio allevamento di ovini. Con l'abbandono
dell'agricoltura si sta assistendo ad un progressivo ritorno
della macchia, con la presenza di euforbia arborescente, del
pomo di Sodoma, dello straccia brache, della mandragola e
dell'asparago. La vegetazione rupestre, che spontaneamente
cresce in nicchie ed anfratti protetti, sulle pareti, nei
tratti e balze di raccordo tra il pianoro sommitale che
sovrasta la grotta, è caratterizzata dalla presenza del
cappero, del ficodindia, del timo, del garofano di montagna,
del cavolo selvatico e diverse altre specie.
L'ambiente
geologico
L'area in cui è ubicata
la grotta è caratterizzata dalla presenza di rocce
carbonatiche, prevalentemente calcaree. Queste rocce
costituiscono l'ossatura dei monti di Palermo, nel cui
contesto è inserita la Riserva, e vanno fatte risalire ai
periodi geologici del Mesozoico e Terziario. Si sono formate
da antichi mari tropicali per opera di organismi animali e
vegetali con scheletro e gusci calcarei quali coralli,
molluschi, alghe, etc. Qualche centinaio di migliaia di anni
fa, la zona fu sconvolta da una gigantesca frana di detrito
roccioso che si accumulò sul
versante settentrionale del Pizzo
Manolfo. La Grotta Conza si è sviluppata nel corpo di questa
paleo frana e la sua origine è da imputarsi alla
concomitanza di diversi fenomeni come l'azione delle piogge,
il carsismo, il mare che lambiva le falde dei monti ad una
quota superiore dell'attuale.
La
grotta
E' formata da un unico
grande ambiente che misura circa 90 mt. di lunghezza e 30 di
larghezza, che si apre con uno spettacolare antro di forma
semi-ellittica, ai piedi di una parete verticale circondata
da una lussureggiante vegetazione di frassini e carrubi.
L'area antistante l'ingresso e la parte iniziale della
grotta, che si presentano pressochè pianeggianti, sono
caratterizzate dalla presenza di depositi di argille
alluvionali. Nella stessa zona si rinvengono i primi segni
di frequentazione umana delle popolazioni che utilizzavano
la grotta per lo svolgimento delle normali pratiche
agro-silvo-pastorali. Si notano infatti resti di recinti per
le greggi costruiti con muri in pietra a secco. Sulle volte
vi sono tracce di fumo nero dei fuochi dei pastori.


La grotta veniva frequentata sin
dall'uomo paleolitico. Davanti l'ingresso della grotta sono
stati raccolti resti di pasto composti da frammenti ossei di
mammiferi e molluschi, utensili litici (in selce e
ossidiana) e ceramica, custoditi oggi in parte al Museo
Geologico Gemellaro dell'Università di Palermo. Sempre nella
stessa zona è possibile ritrovare, in inverno, alcuni
laghetti formati dalle acque di percolazione che si
raccolgono in presenza di un substrato impermeabile,
attorniati da una ricca vegetazione di capelvenere e ortica.
La cavità prosegue all'interno della montagna ad andamento
ascendente, con una pendenza media di 30 gradi. Da questo
punto il percorso è reso accidentato da un imponente
accumulo di massi staccatisi dalla volta a causa di crolli.
La presenza di questi massi,
accatastati nella parte più bassa, crea 2 differenti
ambienti. Il primo è un reticolo di stretti e contorti
cunicoli, nel quale trovano rifugio numerosi animali. Il
secondo ambiente, più vicino al soffitto, si sviluppa sulla
frana per l'intera lunghezza della grotta con un'altezza
media di 6 mt. Quest'area presenta numerosi anfratti sul
soffitto sconnesso, nei quali si possono localizzare i nidi
dell'avifauna presente, oltre ai posatoi dell'allocco.
Percorrendo la grotta, man mano che ci si allontana
dall'ingresso e la luce si attenua, scompaiono le macchie di
alghe sulle pareti dei massi, permettendo di osservare
meglio la natura della roccia. Poco sviluppati sono i
fenomeni di concrezionamento, composti in prevalenza da
microvaschette e colate di calcite.
Meno frequenti le stalagmiti e le
stalattiti, a volte ancora in formazione allo stadio di
delicate e trasparenti cannule. Anche all'interno della
grotta è possibile ritrovare tracce di presenza umana nel
tempo, e alcuni vecchi saggi archeologici.
L'ambiente
biologico ipogeo
La Grotta Conza, a causa dell'imponente ingresso, largo 25
mt. e alto circa la metà, che consente alla luce di
penetrare sin quasi al fondo della sala, e il particolare
andamento morfologico, è sede di un'abbondante flora e
fauna. La fauna invertebrata presente all'interno della
cavità è risultata composta per la maggior parte di
visitatori occasionali dell'ambiente sotterraneo, che
possono anche svilupparsi e riprodursi in grotta, ma che
sono destinati prima o poi a soccombere ad un habitat che
non è congeniale.
Gli invertebrati classificati,
quasi tutti endemici delle grotte del palermitano, come i
diplopodi, il coleottero, gli isopodi, il ragno opilione. E'
inoltre presente un'abbondante fauna vertebrata che è
possibile osservare saltuariamente in quanto abita la grotta
solo per periodi limitati: la volpe, l'istrice, pipistrelli,
una ricca avifauna e l'allocco.
Come si raggiunge la Riserva

Alla Riserva si accede tramite via Luoghicelli, una traversa
di viale della Regione Siciliana, nel tratto in cui diventa
la bretella lato monte dell'autostrada Pa-TP a Tommaso
Natale, quartiere di Palermo.
Via Luoghicelli si imbocca svoltando in direzione Trapani a
circa 150 mt. dal sottopassaggio che attraversa l'autostrada
nei pressi di via Socrate. Dopo circa 400 mt. in salita si
raggiunge un pianoro da cui un comodo sentiero permette di
raggiungere la grotta. Cliccare sulla mappa in alto per
accedere a googlemaps.
Per visitare la Riserva
L'area di massima
protezione è visitabile tutto l'anno lungo un percorso che,
se pur di facile progressione, non è consigliabile ai
portatori di handicap. Per effettuare la visita si consiglia
l'utilizzo di adeguate calzature con suola incisa, il
normale abbigliamento da media montagna e in periodo estivo
un berretto e una borraccia con acqua. E' obbligatoria
l'autorizzazione dell'Ente gestore, il rilascio di apposita
liberatoria e per i minori l'autorizzazione degli esercenti
la patria potestà. L'autorizzazione va richiesta con almenu
una settimana di anticipo, telefonando negli uffici della
Riserva (vedi sezione "numeri utili"). La visita si può
effettuare per gruppi composti da un minimo di 5 ad un
massimo di 20 escursionisti, e la sua durata è di circa 1
ora.
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