E'
caratterizzata dalla presenza del rilievo gessoso
omonimo, esteso per circa 1 Kmq. a quota 437 mt. sulla
sinistra del fiume Gallo d'Oro. Questo corso d'acqua
attraversa da est a ovest la stessa riserva. A nord
troviamo i rilievi di Cozzo Don Michele, Rocche di Don
Michele e Rocche di Tullio.

Dalle prime esplorazioni all'istituzione della
Riserva
La zona
inizia ad essere esplorata dagli speleologi a metà degli
anni '70, quando alcuni appassionati del CAI di Palermo
esplorarono l'inghiottitoio di Monte Conca, una cavità
assorbente in cui si convogliano le acque superficiali
di un vasto territorio. La grotta era conosciuta solo
parzialmente, a esclusione di quelle parti con grandi
salti verticali, con pozzi che raggiungevano
complessivamente la profondità di oltre 100 metri.
Per
la prima volta si poteva osservare una grotta in roccia
gessosa con caratteristiche molto simili a quelle dei
calcari. Infatti, se da un lato notevoli erano i
depositi di argilla e sedimenti trasportati dal torrente
sotterraneo, sotto un altro aspetto erano del tutto
inusuali e di grande effetto scenico i pozzi-cascata,
con alla base piccoli laghetti, scavati dal continuo
lavorìo delle acque e dei detriti trasportati. I
ricercatori allargarono a questo punto le esplorazioni
alle zone circostanti, scoprendo la risorgenza connessa
con l'inghiottitoio: la Grotta di Carlazzo, collocata
alla base nord di Monte Conca, dal lato opposto al punto
di scomparsa delle acque superficiali.
Altre
ricerche permisero di scoprire interessanti grotte
nell'area. Ciò diede nuovo impulso alla ricerca
speleologica nelle aree gessose della Sicilia, con la
scoperta di diverse decine di grotte anche di notevole
sviluppo e valenza naturalistica. Nel 1985 il territorio
di Monte Conca venne segnalato all'Assessorato Regionale
Territorio e Ambiente quale emergenza naturalistica
meritevole di protezione e pertanto da inserire nel
Piano Regionale dei Parchi e delle Riserve Naturali.

Roccia, acqua, grotte: così la natura traccia la sua
storia
Il gesso è
un particolare tipo di roccia sedimentaria formatasi per
evaporazione di bacini marini e conseguente
cristallizzazione del solfato di calcio contenuto nelle
acque di mare. Queste rocce sono diffuse in molte parti
del mondo, e la loro datazione in Sicilia è di circa sei
milioni di anni. Anche i gessi sono soggetti a fenomeni
carsici, ma con una solubilità maggiore rispetto al
calcare, permettendo lo svilupparsi del fenomeno in modo
estremamente rapido.

L' inghiottitoio di
Monte Conca
Si apre sul
versante sud, nella parte terminale di una valle cieca
delimitata a monte dai rilievi della Rocca Amorella e
dal Monte Maniscalco. Localmente la cavità è conosciuta
come Zubbio, che dà il nome anche alla contrada, nome
tipico in Sicilia delle depressioni carsiche.
La
prima parte della grotta è costituita da una galleria
orizzontale con andamento regolare verso nord. Le pareti
sono levigate e prive di concrezionamento. Dopo circa
100 mt. la cavità si sviluppa in senso verticale con la
presenza di 4 pozzi cascata, profondi rispettivamente 9,
12, 31, 26 metri, intervallati da brevi collegamenti
orizzontali. Alla base di questi pozzi sono presenti
ampie marmitte scavate dal violento impatto dell'acqua
che spesso trascina notevoli quantità di materiale
detritico. In corrispondenza dei pozzi si hanno
imponenti colonne e colate di calcite a forma di
cascate. Alla base dell'ultimo pozzo si trova una
galleria meandriforme lunga circa 400 mt. con un'altezza
variabile da 1 a 10 mt. Sulle pareti è possibile
osservare la stratificazione centimetrica della roccia,
costituita integralmente da cristalli di gesso. Man mano
che si prosegue, a causa dei cospicui depositi di fango
e detriti e dell'abbassamento graduale del soffitto, la
galleria diventa impraticabile, permettendo solo il
deflusso delle acque che ritornano alla luce nella
risorgenza (Grotta di Carlazzo).
Si trova
alla base del versante settentrionale, in corrispondenza
di un'ansa del fiume Gallo d'Oro. Localmente è
conosciuta come Grotta di Carlazzo. E' una cavità a
regime perenne e si sviluppa su 2 livelli sovrapposti:
attivo quello inferiore, fossile il superiore.
A circa 20
mt. dall'ingresso, in corrispondenza di un laghetto in
cui tornano a giorno le acque sotterranee, si apre sul
soffitto un pozzo ascendente di origine antropica,
scavato rimaneggiando una pre-esistente cavità naturale
verticale. Questo pozzo era utilizzato per estrarre le
acque della risorgenza mediante la collocazione di una "senia"
a trazione animale. Per poter accumulare più acqua
possibile, ne veniva ostruito l'ingresso naturale. Tali
acque erano uniche e particolarmente ricche di contenuti
salini. Venivano utilizzate in agricoltura.

Le altre grotte
all'interno della Riserva
Grotta
del Mortaio: si sviluppa per circa 50 mt. con
andamento orizzontale lungo una frattura tettonica. E'
ingombra di grandi massi e quasi per intero ricoperta da
concrezioni e cristallizzazioni di gesso di svariate
forme.
Grotta anonima posta 20 mt. al di sopra della
Risorgenza: un'altra cavità di modesto sviluppo e con un
cunicolo di sezione ridotta ostruito da detriti. Una
forte corrente d'aria proveniente dall'interno lascia
ipotizzare la presenza di ulteriori ambienti.
Anche
il settore ubicato a nord del fiume Gallo d'Oro presenta
delle cavità, sulle Rocche di Tullio e sulle Rocche di
Don Michele. Queste cavità sono particolarmente
importanti per ricostruire il circuito idrogeologico
della sorgente di Fontana di Rose. In molte grotte sono
presenti tracce di frequentazione umana consistenti in
cocci di vasellame e nicchie scavate nella roccia. Si
possono notare anche rudimentali gradini ed appigli
realizzati per agevolare gli spostamenti all'interno
delle cavità. In particolare nella Grotta del Mortaio vi
è una suddivisione di ambienti per destinarla a ovile e
a frequentazione umana.
Vegetazione e Fauna
Nel
territorio della Riserva Naturale di Monte Conca vi sono
coltivazioni di cereali, arboree, mandorleti, oliveti,
vigneti e frutteti. Vaste aree alle pendici dei rilievi
sono purtroppo in totale stato di abbandono a causa
della scarsa redditività del prodotto e di un generale
abbandono delle campagne. Notevolmente interessanti sono
le aree umide legate alla presenza di sorgenti, dove si
trova qualche esemplare di Pioppo Nero, Tamerice e
Salice. Nelle depressioni con ristagno di acqua si
riscontrano popolamenti di Cannuccia di Palude, mentre
nei valloni con una certa umidità si impianta "Arundo
pliniana Turra" che colonizza aree ad elevata pendenza
svolgendo la funzione di rallentare l'erosione del
suolo.

Conigli,
lepri, volpi, rapaci diurni e notturni, altri uccelli:
grazie ad un'intensa attività di sorveglianza
anti-bracconaggio si è riusciti a ripopolare un'area che
nel passato è stata particolarmente battuta dalle
attività di caccia. La fauna selvatica si è potuta
finalmente riappropriare di un territorio per troppo
tempo divenuto inospitale e pericoloso. Oggi questo
habitat favorisce la riproduzione del falco pellegrino,
della poiana, del gheppio, del gracchio corallino e del
corvo imperiale. Sono tornati a trovare rifugio il gatto
selvatico e l'istrice. Nelle aree umide della sorgente
Fontana di Rose e del fiume Gallo d'Oro è possibile
rinvenire l'airone cenerino, la gallinella d'acqua, il
codone, il cavaliere d'Italia, l'arvicola terrestre, il
rospo, la rana verde, la testuggine d'acqua e
innumerevoli piccoli uccelli, quali il saltimpalo e la
cannaiola che utilizzano la vegetazione fluviale per
trovare riparo e cibo. Durante le ore notturne,
transitando nei pressi di anfratti e grotte, non è
difficile imbattersi nella civetta, nell'assiolo o nel
barbagianni.
Itinerari e scoperte
sopra e dentro la montagna
La
Riserva può costituire un polo d'attrazione di turismo
qualificato, attento alle problematiche di salvaguardia
dell'ambiente e desideroso di osservare, con l'ausilio
di esperti, fenomeni normalmente estranei agli usuali
circuiti turistici. Vi si organizzano visite alle cavità
carsiche, alcune percorribili solo da speleologi
esperti, altre anche da scolaresche. Oltre alla visita
dele grotte, innumerevoli sono le possibilità di
conoscenza dell'area protetta tramite la rete di
sentieri tracciati che permettono un'ottima osservazione
ambientale , oltre alla scoperta di testimonianze
archeologiche ed etno-antropologiche. Vi è anche
occasione di osservare e identificare l'avifauna nel suo
ambiente naturale (birdwatching).
Ricerca scientifica e
programmi di sviluppo
Principale
scopo istitutivo della Riserva è la programmazione e
attuazione di una intensa attività scientifica
finalizzata a migliorare la conoscenza del patrimonio
naturalistico soggetto a tutela.
Obiettivi
1) Accurata indagine speleologica per individuare
tutte le cavità carsiche e antropiche dell'area,
curandone la documentazione topografica e fotografica.
2) Studi geo-morfologici e idro-geologici per
comprendere l'evoluzione del fenomeno carsico
sotterraneo e superficiale.
3) Monitoraggio dei parametri meteo-ambientali sia
all'interno delle cavità che in superficie.
4) Indagini botaniche, faunistiche e speleo-biologiche
per conoscere le biocenosi caratteristiche dell'area.
La Riserva
Naturale Integrale Monte Conca oltre ad essere un'area
di eccezionale importanza per la presenza di ecosistemi
estremamente delicati, è un'occasione unica di
conoscenza e di cultura in cui è possibile dimostrare
che uomini, piante, animali e storia possono convivere
in sintonia salvaguardando una porzione di ambiente da
fare conoscere ai nostri figli.