PROGETTO
Misura 1.2.4
Gestione integrata esemplare di siti
Natura 2000 Grotta di
Entella
1. Soggetto proponente
Il soggetto proponente è l’Associazione ambientalista
Club Alpino Italiano-Sicilia quale Ente
gestore della Riserva Naturale “Grotta di Entella” con
sede in contrada Bonfalcone -Contessa Entellina (PA). Il
CAI-Sicilia è la struttura regionale del Club Alpino
Italiano, associazione presente in tutta Italia con
circa 320.000 soci e di indiscussa tradizione
speleologica in tutto il territorio nazionale. Fondato
nel 1863 da Quintino Sella, ha fra le sue finalità la
conoscenza e lo studio delle montagne e la difesa del
loro ambiente naturale; negli ultimi anni l’informazione
e l’educazione ambientale hanno assunto un ruolo sempre
più importante tra le attività curate, dai soci, su
scala nazionale.
Il Club Alpino Italiano-Sicilia è Ente gestore,
dal 1996, di tre Riserve Naturali per conto della
Regione Sicilia. Si tratta di tre Riserve di natura
speleologica, istituite per la salvaguardia di ambienti
ipogei di particolare interesse geologico,
geomorfologico e speleologico.
Tra queste la Riserve Naturale Integrale “Grotta di
Entella istituita ai fini di “ ...conservare nella
sua integrità la cavità, con morfologia a meandri,
scavata nei gessi macrocristallini del Messiniano” (G.U.R.S.
n.4 del 20/01/96, S.O.).
Convinti che, soprattutto nelle zone dell’entroterra
isolate dai grandi flussi turistici, l’istituzione di
aree protette abbia un ruolo importante nel favorire un
turismo conforme ai principi dello sviluppo sostenibile
(inteso come qualsiasi forma di sviluppo,
pianificazione o attività turistica che rispetti e
preservi nel lungo periodo le risorse naturali,
culturali e sociali e contribuisca in modo equo e
positivo allo sviluppo economico e alla piena
realizzazione delle persone che vivono, lavorano o
soggiornano nelle aree protette e nei loro comprensori)
questa Associazione, negli anni di gestione della
Riserva Naturale “Grotta di Entella”, pur mantenendo
prioritaria la funzione di tutela, si è assunto un ruolo
di “animazione territoriale” cercando di promuovere
azioni integrate tra “istituzioni pubbliche” e “privati”
con lo scopo di valorizzare il notevole patrimonio
naturalistico e culturale presente nel comprensorio
dell’area protetta e di creare un esempio di sviluppo
sostenibile integrato attraverso il coinvolgimento di
tutti coloro che svolgono attività in relazione diretta
o indiretta con il turismo sul territorio.
Alla luce di quanto appena esposto questa Associazione
ha operato e continua ad operare secondo quattro
direttrici fondamentali, che si ritengono di importanza
strategica:
-
il servizio diretto di sorveglianza,
che viene
potenziato con l’utilizzo di volontari
in caso
di particolari problematiche, come l’attività degli
scavi archeologici clandestini nell’area di riserva;
-
la realizzazione di iniziative di
divulgazione e sensibilizzazione ambientale, nei
confronti delle scuole e del pubblico in genere, con
l’obiettivo di contribuire a costruire nel tempo una
mentalità ed un clima di opinione che diffondano il
tema della tutela senza la necessità della presenza
dell’operatore di sorveglianza;
-
la organizzazione di una fruizione
compatibile, nell’ottica di coinvolgere le
popolazioni locali nella promozione di un turismo
naturalistico ecosostenibile, in cui il mantenimento
del bene diventa il presupposto indispensabile per
la continuità dell’attività economica e il bene
stesso viene quindi legato all’attività economica
programmata;
-
lo studio e la conoscenza
approfondita dei valori scientifici e naturalistici
dell’area protetta, che daranno un
ulteriore supporto alla tutela,
mediante una loro diffusione nella pubblica
opinione, e
ulteriore
motivazione al regime vincolistico.
Si riportano in elenco i principali interventi
strutturali, già realizzati o in itinere, ed i
principali studi portati avanti da questo Ente gestore
nel comprensorio della R.N.I. Grotta di Entella:
-
Realizzazione e apposizione della
tabellonistica, riportante le norme di
comportamento, nelle principali vie di accesso
dell’area protetta;
-
Sistemazione della sentieristica
presente su tutta la Rocca di Entella; realizzazione
e apposizione di cartellonistica bilingue nei
principali punti-sosta (PIT n. 19 Alto Belice e
corleonese);
-
Acquisizione e sistemazione, secondo
le più recenti tecniche di bioarchitettura,
dell’unico immobile presente sul pianoro sommitale
della Rocca, da destinare a Centro visite (PIT n. 19
Alto Belice e corleonese);
-
Realizzazione e posizionamento di un
capanno per birdwatching nei pressi del Lago
Garcia (PIT n. 19 Alto Belice e corleonese);
-
Restauro ambientale della parete
sovrastante l’ingresso della Grotta di Entella, per
consentirne la fruizione in sicurezza (Misura 1.11-
Complemento di Programmazione POR Sicilia
2000-2006);
-
Recupero della Scalinata del
brigante, antico sentiero pedonale, in parte
intagliato nella roccia gessosa, che permetterà un
migliore congiungimento tra la Zona A e la zona B
della Riserva (Misura 1.11- Complemento di
Programmazione POR Sicilia 2000-2006);
-
Sistemazione del sentiero di accesso
alla Grotta di Entella (Misura 1.11- Complemento di
Programmazione POR Sicilia 2000-2006);
-
Realizzazione, a Contessa Entellina,
di un Centro di Educazione ambientale, con
possibilità di residenzialità per gli studenti, e
con una specifica sezione dedicata alle Serie
Gessoso Solfifera Siciliana (Misura 1.11 PIR
Rete ecologica) ;
-
Studio geologico e geomorfologico,
epigeo ed ipogeo, della Rocca di Entella;
-
Studio flogistico-vegetazionale della
Rocca di Entella.
2. Studio del territorio
Descrizione del contesto territoriale
della R. N. I. “Grotta di Entella”, della R.N.O. “Monte
Genuardo e Santa Maria del Bosco” e del SIC “Monte
Triona”
La R.N.I. Grotta di Entella, inserita nel 1991 nel Piano
Regionale dei Parchi e delle Riserve Naturali, è stata
istituita quale Riserva Naturale Integrale nel 1995
dalla Regione Siciliana (D.A. n. 293/44 del 16/05/1995).
Ricade nel settore Nord-occidentale dei Monti Sicani, in
territorio comunale di Contessa Entellina, poco distante
dai confini dei comuni di Poggioreale e Monreale e delle
province di Palermo, Trapani e Agrigento. E’ costituita
da due zone a diverso regime vincolistico: la Zona
“A”, di riserva, costituita dall’intero sviluppo
della Grotta di Entella e dal territorio insistente in
un raggio di m 5 attorno all’ingresso della stessa;
la Zona “B”, di preriserva, comprendente una
porzione del pianoro sommitale della Rocca di Entella ed
una fascia della parete rocciosa che borda la Rocca a
Sud e ad Ovest, per una estensione complessiva di 19,86
ettari. Il territorio circostante, inquadrabile nel
“tipico entroterra siciliano” e fondato economicamente
sull’agricoltura e sulla zootecnia, è stato fatto
oggetto solo raramente, negli decenni passati, di
politiche di sviluppo. Unico esempio è la Diga Garcia
che rappresenta l’opera principale del complesso di
opere programmate dalla fu “Cassa per il
Mezzogiorno” per la utilizzazione integrale, ai fini
irrigui e potabili, delle acque di tutto il bacino del
Fiume Belice, negli anni ’70. Completata nella metà
degli anni ’80, è una diga in pietrame che sottende un
bacino diretto di 294 km2 con una capacità,
al massimo invaso, di circa 100 milioni di m3.
Nonostante l’apparente imponenza dell’opera e le tristi
vicende che l’hanno vista protagonista di alcune tra più
grosse speculazioni mafiose della storia della Sicilia,
il Lago Garcia oggi rappresenta uno dei
punti di forza piuttosto che di debolezza per il
territorio; punti di forza attraverso cui deve passare
lo sviluppo “sostenibile” del comprensorio, mirando alla
valorizzazione dei beni naturali e culturali da troppo
tempo caduti nell’oblio istituzionale e culturale, oblio
che non rende minimamente giustizia al glorioso passato
storico di questo territorio. In prossimità del Lago e
della Diga Garcia si eleva, isolato tra grandi distese
argillose, la Rocca di Entella, un rilievo di
natura gessosa al cui interno si sviluppa la Grotta di
Entella, motivo di istituzione dell’area protetta.
La posizione geografica e la configurazione
geomorfologica hanno fatto di questo modesto rilievo uno
dei più importanti scenari della storia generale della
Sicilia. Intorno ad essa si svolsero vicende, spesso
decisive, sia per la supremazia che per la decadenza dei
vari popoli che, attraverso i secoli, si contesero il
dominio sull’Isola.
Sulla sommità della Rocca si trovano i resti della città
di Entella, fondata dagli Elimi nel VI sec. a.C. ed
elevata, in seguito, al rango di fortezza da quasi tutte
le popolazioni che si sono succedute nella nostra Isola.
La città fu rasa al suolo da Federico II nel 1246, dopo
diversi anni di combattimenti finalizzati a debellare
l’ultimo baluardo della potenza saracena in Sicilia. La
Rocca di Entella rimase così, per lunghi secoli,
nell’oblio letterario e scientifico. Unicamente alla
ricerca della mitica città di Entella sono finalizzati
gli studi condotti sulla Rocca da canonici e storici
negli anni ‘30 e ’40 del secolo scorso e, se quasi nulle
sono le informazioni di carattere scientifico riportate,
affascinante è la grande quantità di riferimenti
geomorfologici e geologici che è possibile “leggere tra
le righe”.
Sottoposta a vincolo archeologico (L.R. 1089/1939) dalla
Soprintendenza ai Beni Culturali ed Ambientali di
Palermo, la ricerca archeologica ad Entella ha avuto
inizio nel 1979, ma è solo dal 1983 che la Scuola
Normale Superiore di Pisa, in collaborazione con la
Soprintendenza ai BB.CC.AA. di Palermo, ha incominciato
una regolare campagna di scavi che attualmente ha
riportato alla luce tratti delle mura, le porte della
città, un grande granaio ellenistico, i resti di un
castello e di tre necropoli. L’Antiquarium
“Giuseppe Nenci”, a Contessa Entellina, espone i
principali ritrovamenti fittili di questi anni di scavo.
L’interesse scientifico della Rocca è legato,
principalmente, agli aspetti geologi e geomorfologici ma
altrettanto interessanti sono gli aspetti faunistici e
vegetazionali. E’ costituita da rocce sedimentarie di
origine chimica, le evaporiti, rocce molto
solubili che caratterizzano vaste aree centrali
dell’Isola e che si sono formate durante quel
particolare periodo geologico chiamato Messiniano
in cui la Sicilia, e tutto il Bacino del Mar
Mediterraneo, si trovavano in piena “crisi di salinità”
a causa della parziale chiusura della Stretto di
Gibilterra, in un ambiente che doveva ricordare gli
attuali ambienti di sabka (clima fortemente
arido).
Nel contesto nazionale la Sicilia risulta essere la
prima regione per estensione degli affioramenti
evaporitici; inoltre, la sequenza evaporitica messiniana
della Sicilia, è la più completa tra quelle presenti nei
paesi che si affacciano nel Bacino del Mediterraneo. La
Rocca di Entella costituisce uno dei lembi gessosi
isolati della parte occidentale dell’Isola e rappresenta
uno dei nodi della costituenda Rete delle Aree
Naturali Protette nelle evaporiti siciliane.
Al suo interno un fiume sotterraneo ha formato la
Grotta di Entella, una tra le principali grotte
conosciute nei gessi siciliani. Si tratta di una cavità
ormai inattiva, cioè al suo interno non vi è più uno
scorrimento costante di acqua. Si estende su tre diversi
livelli di gallerie per uno sviluppo complessivo di
circa 700 metri. L’ingresso si apre alla base della
parete Ovest della Rocca, ad una quota di 388 metri.
Esso rappresenta l’antica risorgenza del reticolo
carsico ipogeo, cioè il punto in cui le acque, che un
tempo scorrevano all’interno della grotta,
ritornavano a giorno alla fine del loro percorso
sotterraneo. Il tratto iniziale della grotta è
costituito da una galleria meandriforme, lunga circa 10
metri e larga circa 1 metro, attraverso la quale si
raggiungono le parti più interne del sistema carsico
sotterraneo, passando per grandi saloni, piccoli salti,
tratti appena percorribili per le ridotte dimensioni,
scivoli e pozzi che immettono nei rami più alti della
grotta, scoperti ed esplorati dal personale della
Riserva, dopo l’istituzione della stessa. Numerose e di
notevole pregio estetico sono le concrezioni,
carbonatiche e gessose, che si rinvengono nei rami alti
della grotta.
Forse è da attribuire al particolare luccichìo della
roccia gessosa il nome di “Grotta dei Dinari- Grutta
di li dinari” con cui i locali conoscono la Grotta
di Entella o, forse, tale nome è da collegare alle
numerose leggende che la vogliono custode di un immenso
tesoro protetto da un incantesimo che impedisce a
chiunque di impadronirsene. Esistono altre leggende
sulla Grotta di Entella. Una narra che la grotta era
abitata da un mostro con le sembianze di un serpente a
14 teste, altre riportano la testimonianza di alcuni
contadini che, inoltratisi nella grotta in cerca del
mitico tesoro e smarrita la via del ritorno, furono
tratti in salvo da una donna bellissima vestita di
bianco che disse loro di essere una regina che un tempo
abitò quei luoghi.
Sotto il profilo bio-ecologico, per la sua posizione
nell’ambito del comprensorio, la Rocca di Entella è a
tutti gli effetti un’ “isola”.
Dal punto di vista vegetazionale, notevole risulta
l’importanza biogeografia dei gessi come “ambiente di
rifugio” per specie scarsamente competitive scomparse, o
incapaci di sopravvivere, sui substrati limitrofi.
L’area presenta interessanti aspetti di vegetazione
naturale, tra cui spicca in particolare la prateria
steppica dominata dall’Ampelodesma (Ampelodesmos
mauritanicus), grossa graminacea cespitosa che funge
egregiamente da freno all’erosione. Sulle pareti
rocciose si è insediata una vegetazione rupicola
particolare, con presenza di specie adattate ai
substrati gessosi come, ad esempio, la crassulacea
Sedum gypsicola, specie a distribuzione mediterranea
occidentale abbastanza frequente sui gessi siciliani ma
assente nel resto d’Italia e la crucifera Diplotaxis
crassifolia, endemica del mediterraneo
Sud-occidentale. Altre specie, meno legate alla
litologia, trovano rifugio sulle rupi della Rocca; tra
queste l’Euphorbia dendroides e la cariofillacea
Gypsophila arrostii.
Dal punto di vista faunistico la Rocca di Entella è
ancora poco conosciuta. Certamente, per la sua
configurazione topografica e per la sua collocazione
geografica, costituisce un rifugio per molte specie
animali. Nelle zone poco impervie, dove domina la
prateria steppica, sono presenti numerosi passeriformi,
conigli (Oryctolagus cuniculus), volpi (Vulpes
vulpes) e istrici (Hystrix cristata). La
parete rocciosa, che borda la Rocca ad Ovest e a Sud,
costituisce luogo di sosta o di nidificazione per molte
specie di uccelli, in particolare rapaci come la Poiana
(Buteo buteo), il Falco Pellegrino (Falco
peregrinus) e il Gheppio (Falco tinnunculus).
Il vicino Lago Garcia ospita, durante l’anno, numerose
specie migratorie che ne hanno fatto un importante punto
di sosta. Sono sempre più numerosi, negli anni, gli
avvistamenti di Aironi cenerini (Ardea cinerea),
Svassi maggiori (Podiceps cristatus), Cormorani (Phalacrocorax
carbo).
La Grotta di Entella, oltre ad ospitare molti
invertebrati, è il rifugio di una colonia di
pipistrelli. Delle circa mille specie di chirotteri che
popolano il mondo, solo 3 famiglie sono presenti in
Europa, con circa 30 specie, tutte censite in Italia.
Pur essendo tra i primi animali ad essere stati protetti
dalla legge italiana e nonostante vengano tutelati da
varie convenzioni internazionali, ovunque si registra
una progressiva diminuzione di tali speciali mammiferi e
ottimi indicatori ecologici. Il riconoscimento
europeo della Riserva come Zona a Protezione Speciale
(ZPS Rocche di Entella- ITA020042) ha voluto
porre l’ attenzione su questo importante aspetto
faunistico. Inoltre, tutta la Rocca di Entella è entrata
a far parte dei Siti di Importanza Comunitaria (SIC
Rocche di Entella- ITA020042) della Comunità
Europea, ai sensi delle direttive 92/43/CEE e
79/409/CEE.
La Riserva ricade interamente in territorio di Contessa
Entellina. Nell’alto medioevo Vinea Comitissa
(Casale Comitissa) era un villaggio rurale, abitato da
pastori e da contadini, che coltivavano le terre
appartenenti ai Signori del Castello di Calatamauro. La
famiglia Cardona Peralta, signori del Casale, attorno
agli anni 1447-48, diede ospitalità a dei profughi
albanesi, reduci dalla battaglia avvenuta presso il
castello di Bisiri (Mazara del Vallo) e che non
potevano ritornare in patria a causa dell’occupazione
ottomana. Diede loro anche la possibilità di lavorare
le terre dei feudi Contesse e Serradamo a
cui, nel 1720, fu aggiunto dai successori dei Peralta,
i Gioeni Colonna, anche il terzo feudo di Bagnatelle.
Nel frattempo c’erano state altri due grandi arrivi di
albanesi, nel 1468 e nel 1521, ancora una volta in fuga
dal loro paese ormai stremato dai lunghi anni di guerra
contro l’assedio ottomano.
Oggi, mentre il quotidiano sbarco di clandestini sulle
coste italiane mette in crisi il mondo occidentale,
Contessa rappresenta uno dei cinque comuni siciliani di
origine albanese; uno dei due che ha mantenuto vive la
lingua e le tradizioni della propria etnia. Si presenta
come una “piccola realtà” di un comune di circa 2.000
abitanti, in pieno entroterra siciliano, lontano da
grossi centri abitati, dove però la “ricostruzione”,
dopo il terremoto del 1968, ha quasi totalmente
distrutto il centro storico.
Nonostante sia circondata dai resti del Castello di
Calatamauro di origine saracena, dalla Rocca e dalla
città di Entella di origine elima, dalla Riserva
Naturale Grotta di Entella, dalla Riserva Naturale Monte
Genuardo, dall’Abazia di Santa Maria del Bosco e dal
SIC Monte Triona Contessa Entellina ha rivestistito,
fin’ora, un ruolo marginale e poco attivo nelle
politiche di sviluppo del comprensorio.
Questo bando potrebbe rappresentare un nuova opportunità
per il riscatto socio-culturale di questa minoranza
linguistica perfettamente integrata nel territorio
siciliano.
Sebbene si abbiano maggiori conoscenze dei territori
limitrofi alla Riserva, questa Associazione ha mirato,
fin dagli inizi della gestione dell’area protetta, ad
una integrazione dei programmi di sviluppo della Riserva
Grotta di Entella nel contesto più ampio di questo
settore dei Monti Sicani, tenendo vivi i contatti con
l’Azienda Foreste Demaniali, Ente gestore della Riserva
Naturale “Monte Genuardo e S. Maria del Bosco”, e con le
realtà territoriali, pubbliche e private, che hanno
attinenza ed interesse allo sviluppo sostenibile ed
integrato del comprensorio, anche in accordo con le
politiche regionali che hanno visto l’avvio dello studio
di base relativo al Progetto Strategico del Sistema
Naturale dei Sicani , nella prospettiva di
istituzione del quinto Parco Naturale regionale dei
Monti Sicani che ingloberebbe interamente il
territorio oggetto del presente bando. I paesi di questo
settore dell’Isola, pur vivendo in un ambiente
periferico e di un’economia prevalentemente agricola,
vantano una vivace tradizione culturale. L’alternanza di
popoli diversi, che vi si sono succeduti sin dai tempi
più remoti, ha lasciato tracce evidenti.
Monte Triona
(
1215 m s.l.m.) si trova a circa 10 Km, in linea d’aria,
a Sud-Est della Rocca di Entella. Nel 2001 è stato
riconosciuto come Sito di Importanza Comunitaria (SIC M.
Triona e M. Colomba - SIC/ZPS ITA020036), ai sensi
delle direttive 92/43/CEE e 79/409/CEE.
Dal punto di vista geologico è costituito da sequenze di
rocce sedimentarie, principalmente calcari, afferibili
al periodo Triassico. Attraverso versanti boscosi,
diversi sentieri e trazzere permettono di raggiungere le
parti sommitali del rilievo montuoso da cui si gode uno
splendido panorama sul paesaggio circostante, tra i più
belli e articolati del comprensorio per la presenza di
monti, colline, poggi, piani e valli.
Molto interessanti risultano gli aspetti archeologici
del Monte. Alcuni ritrovamenti fittili sono esposti nel
Museo Civico di Bisacquino ma non sono state
ancora fatte regolari campagne di scavi da parte della
Soprintendenza BB.CC.AA.
Alle sue falde, a 700 m s.l.m., sorge Bisacquino,
paese di circa 7.000 abitanti. La vicinanza con
l’abitato di Contessa ne fa, per i contessioti, un
importante centro di scambi commerciali e culturali.
L’origine di Bisacquino è incerta. Alcuni ritengono che
sia stata fondata da una delle antiche popolazioni che
abitarono l’Isola (Sicani, Greci, Cartaginesi e Romani)
della cui presenza esistono diverse testimonianze nella
zona, altri, facendo riferimento alla conformazione
urbanistica dell'attuale centro abitato, fanno risalire
la sua fondazione all'epoca della dominazione saracena.
Quindi il nome Bisacquino può derivare sia dalla parola
latina "bis-aqua" (molto acquoso), sia dalla parola
araba "buseckin" (padre del coltello).
Nel 1183, terminata la costruzione del
Duomo Normanno di Monreale, Bisacquino fu infeudata al
Vescovado di Monreale dal re Guglielmo II il Buono. Non
fu estranea alle vicende storiche delle dominazioni
Sveva, Angioina e Aragonese che segnarono la vita del
paese. Sotto Federico II di Svevia partecipò
all'espugnazione delle città di Entella e Jato
(1243-1244). Diede anche il suo valido contributo ai
Vespri Siciliani, tendenti a scuotere la "mala
signoria" di Carlo d'Angiò.
Oggi, sebbene l’economia di basi principalmente
sull’agricoltura e sulla zootecnia,
l'artigianato occupa un posto di rilievo. Fiorentissimo
nei secoli passati, sopravvive ancora oggi la
lavorazione del ferro (falci, serrature, coltelli con
manico di corno) del legno, del cuoio, del ricamo e
dell'orologeria da torre.
La Riserva Naturale
“Monte Genuardo e S. Maria del Bosco”,
anch’essa inserita nel Piano Regionale dei Parchi e
delle Riserve della Regione Siciliana, è stata
istituita nel 1997 e data in gestione all’Azienda
Foreste Demaniali della Regione Siciliana. Anch’essa è
stata riconosciuta Sito di Importanza Comunitaria (SIC
Monte Genuardo e Santa Maria del Bosco -
ITA020035), ai sensi delle direttive 92/43/CEE e
79/409/CEE.
Ha una estensione di 2552,91 ettari di cui 1683,33 in
zona A e 869,58 in zona B e ricade nei territori
comunali di Contessa Entellina, Sambuca di Sicilia,
Giuliana.
L'intero territorio protetto comprende tutti gli
elementi tipici dei Monti Sicani: imponenti complessi
rocciosi, pareti a strapiombo, vegetazione della media e
alta collina dominata dal Leccio, dalla Roverella e
dalla Quercia virgiliana, ai quali si aggiungono i
rimboschimenti artificiali di Pino d'Aleppo.
Per quanto riguarda l’aspetto faunistico, tra i
mammiferi, sono ancora abbastanza comuni Martora,
Donnola e Quercino, oltre al Cinghiale che, introdotto
con eccessiva disinvoltura a fini venatori, è ormai
inarrestabile nella sua progressione demografica (con
relativi danni all'agricoltura e al sottobosco).
L'avifauna annovera numerose specie di rapaci:
Capovaccaio, Aquila del Bonelli, Lodolaio, Sparviero,
Pellegrino, Lanario e Grillaio,
L’aspetto vegetazionale è di notevole importanza in
quanto gli attuali boschi, che ne ricoprono parte dei
versanti, rappresentano ciò che resta delle antiche
foreste che ricoprivano un tempo quasi tutta l’Isola.
All'interno sono stati realizzati, dall'Ente gestore,
due sentieri per escursionisti ed appassionati di
mountain bike.
Dal punto di vista geologico si tratta di un massiccio
carbonatico i cui sedimenti risalgono al Trias
superiore. Ma la particolarità, che ne fa una tappa
obbligata per gli amanti della geologia, è la presenza,
sulla strada che conduce al Monastero di S. Maria del
Bosco, di un affioramento di lave sottomarine, le
cosiddette pillow lavas o lave a cuscino,
dovute ad attività eruttive risalenti a circa 135
milioni di anni fa (Giurassico-Cretaceo inferiore),
quando ancora l’assetto di questa parte della Sicilia
non era quello attuale. Altri affioramenti più
consistenti si rinvengono in prossimità della vetta di
Monte Genuardo.
Alle falde del versante NE della Riserva e a pochi
chilometri da Contessa Entellina, circondata da una
selva sempreverde, sorge l’Abazia di S. Maria del Bosco,
risalente al 1455. Il nome è da attribuire, secondo
quanto tramandato, da un gruppo di eremiti residenti nel
bosco. Questi, avendo trovato l’immagine di una Madonna
nel tronco cavo di un albero, vollero dedicarle il primo
edificio. Più tardi il convento ospitò i Padri
Olivetani, i quali successivamente ne fecero una sede
sfarzosa della Congregazione.
La maestosa Abazia è infatti dotata anche di due ampi
chiostri (uno risalente al ’500) e conserva nel
refettorio un grande affresco.
La chiesa attigua, edificata tra i secoli XVII e XVIII,
probabilmente su disegni del Vanvitelli, era riccamente
decorata e conservava preziose opere d’arte.
Gli agenti atmosferici, l’incuria e i danni subiti nel
terremoto del 1968 l’hanno quasi totalmente distrutta.
Punto di forza del territorio è anche il sito
archeologico di Adranone, Insediamento
greco-punico risalente al VI-III sec. a.C. e che sorge a
quasi 1000 m s.l.m., sul Monte Adranone, alle falde
sud-occidentali della Riserva di Monte Genuardo.
Sottoposto a vincolo archeologico (L.R. 1089/1939) dalla
Soprintendenza ai Beni Culturali ed Ambientali di
Palermo, la ricerca archeologica ad Adranone ha avuto
inizio nel 1968. Gli scavi hanno portato alla luce la
necropoli, le mura di cinta e vari settori dell’area
suburbana tra cui il quartiere artigianale. Alcuni dei
ritrovamenti fittili sono esposti nell’Antiquarium
di Sambuca di Sicilia.
3. Analisi dei punti di forza e di debolezza del
territorio
L'economia del comprensorio è basata principalmente
sull'agricoltura e sulla zootecnia le quali si
avvalgono, ancora oggi, di tecniche e metodologie
tradizionali; entrambi i settori lavorativi sono, in
genere, a conduzione familiare e poca attenzione è data
alla commercializzazione dei relativi prodotti (vino,
olio, grano, formaggi, ricotta).
Se da un lato la mancanza di investimenti ha penalizzato
lo sviluppo economico del territorio, di contro ha
permesso la conservazione degli ambienti naturali.
Proprio queste risorse naturali, congiuntamente ai beni
culturali di cui è ricco il territorio, danno la
possibilità di puntare, nel futuro, su una nuova
politica di sviluppo basata su un turismo
ecocompatibile, alternativo agli itinerari
turistici tradizionali, che possa sfruttare appieno le
risorse presenti sul territorio facendone fonte di
occupazione e mezzo per migliorare la qualità della
vita.
Per meglio delineare un possibile quadro di interventi
si sono presi in esame i bisogni e le potenzialità del
territorio in oggetto.
|
Punti
di forza |
Punti
di debolezza |
Opportunità |
Minacce |
|
Riserva
Naturale Grotta di Entella,
nodo della Rete In.F.E.A (Informazione,
Formazione ed Educazione Ambientale) della
Regione Siciliana
Riserva
Naturale Monte Genuardo-S. Maria del Bosco
SIC/ZPS
Rocche di Entella
SIC/ZPS
Monte Triona e Monte Colomba
Zona
archeologica di Entella
Zona
archeologica di Monte Adranone
Antiquarium
“G. Nenci” di Contessa Entellina
Antiquarium
di Sambuca di Sicilia
Abazia
di S. Maria del Bosco
Castello
di Calatamauro
Borgo
rurale di Piano cavaliere (possibile struttura
ricettiva extra alberghiera)
Borgo
rurale di Roccella (possibile struttura
ricettiva extra alberghiera)
Diga e
Lago Garcia
Patrimonio etnico-culturale (centro di origine
albanese)
Scuola
di Sci Nautico
Prodotti
agricoli e zootecnici
Presenza
nei territori limitrofi di centri di grande
attrazione turistico/culturale quali Monreale,
Sciacca, Selinunte e Palermo, Segesta, etc. |
Viabilità fatiscente
E’ il
vero grande punto di debolezza del territorio
che è interessato da una serie di dissesti
(frane di tipo colamento e/o scorrimento
rotazionale) che creano problemi di
percorribilità in molti assi viari
Carenza
di strutture ricettive e di ristorazione
Mancanza
di strutture ricettive e di ristorazione di
qualità
Scarsa
valorizzazione delle intelligenze locali
Carenza
di operatori turistici local
Mancanza
di sinergie tra le associazioni ambientaliste e
culturali e le realtà produttive e turistiche
locali |
Interventi strategici per il turismo sostenibile
Crescita
della domanda turistica di tipo naturalistico,
culturale ed enogastronomico
Possibilità di offerta turistica di tipo
scientifico e destagionalizzato
Creazione di residenzialità per studenti
impegnati in programmi di Educazione ambientale
Crescita
delle coltivazioni biologiche
Creazione di una scuola post universitaria
sui temi dello sviluppo sostenibile delle aree
protette
Creazione di residenzialità per studenti
impegnati nei corsi post universitari
Creazione di un modello di sostenibilità
culturale attraverso la valorizzazione delle
minoranze linguistiche presenti nel territorio
Creazione di circuiti turistici, culturali e
ambientali attraverso il coinvolgimento delle
associazione di emigrati
Inserimento dei pacchetti turistici locali nei
grandi circuiti turistici culturali tradizionali |
Emigrazione e perdita delle identità culturale
Degrado
del paesaggio per abbandono delle strutture
rurali
Incendi
Sismicità del territorio
Disgregazione sociale
Presenza
di criminalità organizzata |
4. Piano esecutivo delle attività da realizzare
4.1 Descrizione del Piano integrato di interventi ,
metodologia e obiettivi
Il C.A.I.-Sicilia, Ente gestore della R.N.I. Grotta di
Entella, con il coinvolgimento dei propri soci che, per
esperienza e competenza in materia ambientale
corrispondono a quanto richiesto dal GAL per la Misura
1.2.4, intende avviare una serie di interventi
integrati, sia strutturali che di sensibilizzazione
e di promozione, nei territori dell’area pilota oggetto
del presente bando: R.N.I. Grotta di Entella - R.N.O.
Monte Genuardo e Santa Maria del Bosco - SIC Natura 2000
Monte Triona.
Il seguente “Piano integrato di interventi” è stato
stilato: considerando la disponibilità economica, in
modo che risulti complementare alle azioni in itinere
o già realizzate nel territorio dal CAI-Sicilia,
dall’Azienda Foreste Demaniali e dal GAL e privilegiando
la programmazione partecipata. Sono stati coinvolti,
infatti, Enti pubblici, produttori locali e associazioni
naturalistiche e culturali impegnate nel territorio
ritenendo che il successo dell’azione integrata dipenda
dal livello di cooperazione e di integrazione che si
riuscirà a raggiungere tra tutti i soggetti coinvolti,
direttamente o indirettamente, nel settore turistico.
La pianificazione e lo sviluppo turistico sostenibile di
un territorio necessita della progettazione partecipata
di tutti i soggetti interessati poiché, in genere, né il
settore pubblico, né quello privato, né le associazioni,
singolarmente, hanno le competenze, i mezzi e
l’informazione sufficienti per prendere in
considerazione tutti i fattori che possono contribuire
ad operare una migliore programmazione.
Il fine è di promuovere lo “sviluppo sostenibile”
attraverso la realizzazione di un modello di gestione
sostenibile a medio termine delle aree protette,
favorendo un turismo consapevole e quindi compatibile
con l’ambiente, destagionalizzato e diversificato per
tipologia di fruitori.
Gli obiettivi generali che ci si propone sono: il cambio
dei comportamenti nei confronti dell’ambiente, il
miglioramento della qualità di vita e la creazione di
nuovi posti di lavoro.
Il turismo sostenibile può rappresentare, infatti, uno
strumento privilegiato per la sensibilizzazione
al rispetto dell’ambiente, anche per gli abitanti dei
paesi coinvolti che, con la scoperta e l’interpretazione
del patrimonio naturalistico e culturale come fonte di
occupazione e di reddito, avranno un interesse diretto
al mantenimento del bene.
4.2 Specifica degli interventi
L’intervento “Studio del territorio e
relativo programma”
prevede:
1.
Lo studio del territorio oggetto del
bando e l’elaborazione di un programma di interventi;
2.
la
realizzazione dello studio faunistico del territorio, ad
integrazione degli studi scientifici di base già avviati
dagli enti gestori delle aree protette. I risultati
dello studio sono indispensabili per l’attuazione pel
punto precedente, per una migliore gestione delle
Riserve Naturali, per contribuire a completare la banca
dati scientifica del territorio e come strumento per
implementare il SIT realizzato dal GAL Terre del
Sosio nell’ambito del Progetto Leader II e che verrà
ampliato con l’azione 1.2.3 “Interventi di salvaguardia
e monitoraggio delle risorse naturali” del PSL Terre del
Gattopardo.
Si prevede l’analisi
delle comunità di vertebrati terrestri
(anfibi, rettili, uccelli e mammiferi) condotta con
tecniche di censimento e metodologie specifiche per ogni
gruppo (ad es.
stazioni di ascolto al canto, studio delle
tracce e delle tane, ecc).
L’intervento “Studio ed elaborazione
di un progetto di sviluppo turistico integrato e
sostenibile”
prevede lo studio dettagliato dei punti
di forza, di debolezza, delle opportunità e dei rischi
del territorio oggetto del bando e la successiva
elaborazione di una strategia a livello locale in favore
di un “turismo sostenibile ed integrato”, inteso come
qualsiasi forma di sviluppo, pianificazione o attività
turistica che rispetti e preservi nel lungo periodo le
risorse naturali, culturali e sociali e contribuisca in
modo equo e positivo allo sviluppo economico e alla
piena realizzazione delle persone che vivono, lavorano o
soggiornano nei territori interessati.
L’intervento “Pacchetti turistici
pilota”
è strettamente collegato e subordinato
all’intervento sopra descritto e prevede :
-
l’ideazione di n. 5 piccoli pacchetti
turistici pilota sulla base degli itinerari
tematici scelti e definiti nell’attuazione
dell’intervento precedente, attraverso il
coinvolgimento degli operatori locali della filiera
del turismo: ristorazione, ricezione, vendita di
prodotti enogastronomici ed artigianali, servizio al
turista (accoglienza, informazione, trasporto,
promozione, ricreazione, visite guidate, etc.).
-
la realizzazione di un punto
informativo con vetrina espositiva a Contessa
Entellina con lo scopo di creare, nel centro
abitato, un presidio fisso di informazione e
divulgazione dei pacchetti turistici pilota
elaborati nell’ambito del presente bando e di tutto
il materiale informativo e/o di promozione prodotto
nei territori del GAL Terre del Gattopardo. Tale
punto informativo potrà anche acquisire la funzione
di nodo della Rete del turismo alternativo e
punto di riferimento per le associazioni degli
emigrati all’estero.
Nell'ambito delle attività istituzionali
della riserva coordina l'attività di ricerca scientifica
nell'area e svolge annualmente programmi di Educazione
Ambientale rivolti alle scuole di vario ordine della
Provincia. E’ la referente per l’Educazione Ambientale
di questa associazione.
Negli ultimi anni ha partecipato ad esperienze
formative, organizzate dall’Agenzia
Regionale per la Protezione dell’Ambiente (ARPA) della
Regione Siciliana,
sui temi di Informazione Formazione ed Educazione
Ambientale, che hanno previsto interi moduli dedicati
ad argomenti quali l”o sviluppo di progetti in rete” e
“la progettazione partecipata” (Le
reti come strumenti per l’apprendimento, La rete:
principi, strumenti e modelli per la comunicazione e la
cooperazione, Negoziazione, partecipazione e gestione
dei conflitti ambientali e dei processi di progettazione
partecipata, Sviluppo di progetti in rete, Metodologia
PCM - Project Cycle Management: Gestione del ciclo di
vita del Progetto)
Dal 1999 è cultore di Geografia Fisica
del Corso di Laurea di Scienze Naturali della Facoltà
di Scienze MM.FF.NN. dell'Università degli Studi di
Palermo.
Dal 1994 è collaboratore esterno del Dipartimento di
Geologia e Geodesia dell’Università degli Studi di
Palermo, occupandosi in particolare dei fenomeni carsici
che interessano sia le rocce evaporitiche sia quelle
carbonatiche.
Gruppo di
lavoro
Enza Messana,
Responsabile Intervento
Francesca Calderaro, Architetto del Paesaggio
Andrea Milazzo, Zoologo
Salvatore Livreri Console - Geografo Cartografo
Ileana Arceri, Segretaria/Coll.Amministrativa